Con il Dr. Jeffrey Overall
L'Istituto Globale per l'Economia Consapevole
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Post del blog di Daniel Schmidt:

Kensho è una parola giapponese dello Zen che significa “vedere la vera natura”. Si riferisce all'esperienza diretta del risveglio al di là di nome e forma, non mediata dall“”io" condizionato, e al riconoscimento o alla conoscenza della propria vera natura. Per maggiori informazioni su cosa sia esattamente il Kensho, guarda questo video su Gli 8 segni del Kensho. Samadhi e Kensho non dovrebbero essere considerati separati; come dicono nello Zen, “non uno, non due”. Il Samadhi può essere sia uno stato temporaneo di unione (esperienza di picco), sia eventualmente diventare uno stadio di sviluppo quando riconosciamo che la nostra vera natura è sempre presente e il ricercatore svanisce.

Recenti ricerche condotte presso il Centro Samadhi in Canada fanno luce sui fattori che contribuiscono e ostacolano il Kensho. Analizzando le interviste con individui che hanno o non hanno sperimentato il Kensho, lo studio rivela modelli affascinanti sul modo in cui cerchiamo la verità e se guardiamo dentro o fuori di noi stessi.

In questo studio il dottor Jeffrey Overall ha intervistato individui che hanno sperimentato il Kensho durante i ritiri presso il Samadhi Center e ha identificato sette influenze chiave: lotte personali, risvegli precedenti, esperienze spirituali infantili, la ricerca di significato, il trauma, il ruolo dell'ego e l'uso di psichedelici. Un'analisi più approfondita ha rivelato che le prime esperienze spirituali e i risvegli precedenti tendono a sommarsi nel tempo, aumentano la probabilità di risvegli futuri. È interessante notare che l'uso di psichedelici durante i ritiri non sembrava avere un impatto significativo sul Kensho. Questo studio si distingue per l'enfasi su come le pratiche strutturate di auto-indagine possano facilitare il risveglio. Esso suggerisce inoltre che il Kensho non sia un evento isolato, ma parte di un processo continuo di evoluzione personale e spirituale.

L'analisi qualitativa dello studio ha rilevato che l'aver vissuto notte oscura dell'anima, avendo avuto precedenti risvegli, esperienze spirituali dell'infanzia erano i predittori più forti del Kensho. Ciò suggerisce che la precedente esposizione a stati di coscienza espansi e la familiarità con il processo di abbandono interiore rendano un individuo più ricettivo ai momenti di svolta nel contesto del ritiro. Una notte oscura dell'anima è caratterizzata da un periodo in cui il solito schema del sé condizionato viene interrotto, accompagnato da una certa resistenza interiore, lotta, assenza di meta o senso di mancanza di scopo in cui il sé egoico attraversa un processo di rilascio o abbandono.

Tra coloro che hanno sperimentato il Kensho, sono emerse diverse tematiche chiave:

  • Il ruolo dell'Io – La dissoluzione dell'identità egoica è stata frequentemente collegata al momento del risveglio.
  • Notte oscura dell'anima – Molti avevano affrontato intensi periodi di sofferenza, confusione o crisi esistenziale prima del risveglio.
  • Risvegli precedenti – Alcuni individui avevano avuto precedenti esperienze mistiche che avevano gettato le basi per intuizioni più profonde.
  • Esperienze spirituali infantili – Una connessione con il regno spirituale nella prima infanzia era un filo conduttore.
  • Alla ricerca dell'interno – Piuttosto che cercare risposte in insegnamenti, autorità o istituzioni esterne, coloro che hanno fatto esperienza del Kensho si sono rivolti all'interno, affidandosi alla propria guida interiore.
  • Il trauma come catalizzatore – Sebbene dolorosi, i traumi passati hanno spesso spinto gli individui verso un profondo lavoro interiore e una profonda auto-indagine.

    Gli ostacoli più significativi a Kensho, secondo lo studio, erano alla ricerca all'esterno e blocchi. Ciò evidenzia una distinzione fondamentale: mentre entrambi i gruppi stavano cercando attivamente, solo il gruppo Kensho ha diretto la propria indagine verso l'interno. Il gruppo non-Kensho, al contrario, è rimasto intrappolato nell'esplorazione esteriore, nell'analisi intellettuale o nel tumulto emotivo.

    Per coloro che NON avevano sperimentato il Kensho, lo studio ha evidenziato temi dominanti differenti:
  • Forti emozioni – Intensi sentimenti – paura, dolore, rabbia – spesso offuscavano la mente anziché aprirla.
  • Cercando all'esterno – Invece di guardare dentro di sé, questi individui si sono rivolti a fonti esterne – libri, insegnanti, sistemi o ideologie – per trovare risposte.
  • Blocchi – La repressione emotiva, il trauma irrisolto o la resistenza psicologica hanno ostacolato la profonda realizzazione.
  • Alla ricerca di qualcosa di più grande – C'era un desiderio di significato, ma mancava la concentrazione interiore necessaria per una comprensione diretta.
  • Credenza vs. Esperienza – Molti credevano nelle verità spirituali ma non le avevano ancora sperimentate direttamente.
  • Confusione e delirio – Un senso di smarrimento o di inganno causato da false narrazioni impediva di vedere chiaramente.

Perché è importante?

Questo studio è prezioso perché getta nuova luce sui risvegli spirituali, un'esperienza che molti cercano ma che pochi comprendono appieno. Analizzando resoconti di vita reale attraverso un approccio di ricerca strutturato, chiarisce la natura del Kensho e fornisce spunti pratici per coloro che si trovano su un cammino spirituale. I risultati mettono in discussione ipotesi comuni, come l'influenza degli psichedelici, e sottolineano l'impatto duraturo delle prime esperienze spirituali. Poiché l'interesse per la consapevolezza, l'auto-indagine e la trasformazione personale continua a crescere, questa ricerca offre prospettive tempestive e rilevanti per chiunque cerchi una comprensione più profonda del risveglio spirituale e di come esso si sviluppa.

Il concetto chiave: il risveglio è un lavoro interiore

Questa ricerca fornisce un modello preliminare per i risvegli spirituali del Kensho, offrendo un prezioso spunto per i ricercatori:

  • Cercare la verità in fonti esterne può essere utile, ma il vero risveglio avviene dentro di sé.
  • I blocchi emotivi e psicologici devono essere affrontati e integrati piuttosto che aggirati.
  • Le esperienze spirituali passate, specialmente nell'infanzia, possono predisporre gli individui al Kensho, ma il risveglio rimane accessibile a chiunque sposti la propria attenzione verso l'interno.

In definitiva, il Kensho non è qualcosa che può essere trovato, acquisito o ottenuto. È un risveglio diretto alla verità oltre i limiti della mente che cerca. È il momento in cui l'illusione della separazione si dissolve ed è il risveglio dal sogno del sé separato. La ricerca suggerisce che coloro che si abbandonano all'esplorazione interiore, anziché cercare incessantemente al di fuori di sé, hanno molte più probabilità di sperimentare questo profondo risveglio.

“Ho vissuto personalmente un’esperienza di Kensho usando i metodi descritti in questo studio. È stato un momento che mi ha cambiato la vita e mi ha lasciato il desiderio di capire cosa mi fosse successo. Quella curiosità ha portato a questa ricerca. Analizzando le esperienze degli altri, ho riscontrato molte somiglianze con la mia. Questo processo è stato profondamente di guarigione e mi ha aiutato a dare un senso al mio risveglio.”

~Dr. Jeffrey Overall

Link agli articoli:
https://link.growkudos.com/1f6yjpbad4w
https://doi.org/10.1037/cns0000423